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Archivio per la Storia delle Donne

vol. V

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Pagine: 248

Collana: Archivio per la Storia delle Donne

ISBN: 978-88-6124-068-1

Prezzo: € 26,00

Confezione: Brossura

A cura di: Adriana Valerio

Editore: Il pozzo di Giacobbe

Editoriale di Adriana Valerio

Questo numero dell’Archivio per la Storia delle Donne presenta una varietà di contributi che ruotano essenzialmente intorno al complesso tema dell’esperienza religiosa nei suoi aspetti più ampi.

Nella Sicilia di fine `500, Maria La Sorda è denunciata per pratiche magiche e processata dall’Inquisizione spagnola. Attraverso l’analisi di inediti documenti di archivio, Melita Leonardi apre uno spaccato di antropologia religiosa relativamente all’esercizio della magia domestica: orazioni, manipolazioni di oggetti di uso quotidiano, rituali di evidente richiamo alla liturgia cristiana sono esercitati con particolare padronanza dalla “strega” Maria la Sorda e colorano le vite di coloro che si rivolgono a lei per ottenere una guarigione, per accendere un amore, per rinvigorire una prestazione sessuale, per procurare un danno, se non la morte, al rivale di turno. La vita, l’amore, la morte sono nelle mani di questa donna, all’apparenza una comune e buona madre di famiglia. Condannata nel 1584 a cento frustate e a dieci anni di esilio dal Regno, sostenuta dalla sua famiglia, Maria non si arrende e ricorre all’Inquisizione romana, giudicando la pena troppo severa. Nel 1591 viene nuovamente processata e condannata a dieci anni di reclusione in un ospedale.

Tra gli altri aspetti, questo caso mostra anche la complessità e la conflittualità dei rapporti intercorrenti tra l’Inquisizione di rito spagnolo e quella di rito romano, una conflittualità che consentiva ai credenti di godere di spazi di manovra e di intervento.

Paolo Fontana affronta il delicato tema della “santità simulata” nella Liguria del `600. Tra il 1627 e il 1634, Alassio, La Spezia e Genova fanno da sfondo a casi che vedono coinvolte donne che vantano estasi e rivelazioni. Aldilà dell’interessante presenza di realtà femminili organizzate in forma comunitaria, è da cogliersi l’intreccio tra questioni teologiche, mistica femminile e realtà giudiziaria. Dietro l’esperienza di fede, vera o presunta, di queste donne, si muovono infatti tensioni tra le famiglie di origine e la chiesa istituzionale, tra le stesse comunità religiose locali (francescani e cappuccini, in particolare), nonché conflitti di competenza tra Inquisizione locale e Inquisizione romana.

Maria de Luzenberger ci porta nella Napoli napoleonica e ci conduce, attraverso lo studio dei suoi primi Statuti, nella “Reale Casa Carolina”, collegio femminile del Regno voluto dalla regina Carolina Murat. L’educandato, con sede dal 1814 nei locali del soppresso monastero detto “I Miracoli”, nella sua articolata organizzazione delle classi evidenziava la cura per la complessa materia dell’educazione femminile, che andava dall’attenzione alle materie di insegnamento (teoriche e pratiche) all’organizzazione di manifestazioni ricreative, dall’amministrazione economica ai regolamenti del culto e agli esami. Un esempio, questo, della trasformazione d’uso subita da molti istituti religiosi nel periodo delle soppressioni napoleoniche.

Anche l’antico monastero napoletano di “Donnaregina” ha subito continue trasformazioni. Muovendosi tra storia e leggenda, Ciro di Fiore ne ripercorre alcuni passaggi. Monastero dal VI secolo ed oggi sede di diverse facoltà universitarie dell’Università “Federico II” di Napoli, “Donnaregina” è ancora avvolta nel mistero per ciò che concerne l’origine del nome e la data di fondazione.

Di altro contenuto è il contributo di Nadia Verdile, che ci offre una coraggiosa rilettura della figura e dell’operato di Maria Carolina d’Asburgo. A detta della Verdile, il “Codice di S. Leucio”, pur firmato da Ferdinando IV, è inequivocabilmente parto del pensiero politico di Maria Carolina. Attraverso un’analisi puntuale e ragionata si dimostra come la “Colonia Reale di S. Leucio”, con un Regolamento che solo la sovrana poteva concepire, sia divenuto avamposto di un’utopia sociale: una città dove uomini e donne sono uguali, che offre a tutti diritto all’istruzione, alla proprietà, all’assistenza sanitaria, alla formazione, al lavoro, all’equo salario.

Non mancano in questo numero dell’Archivio alcuni interventi più propriamente teologici.

Viviana Premazzi inserisce l’esperienza da lei vissuta nella diocesi brasiliana di Lages nel più ampio contesto della teologia della liberazione e della teologia femminista latino-americana in particolare. La comunità brasiliana, che conosce l’impegno laicale di donne e uomini nella lettura popolare della Bibbia, mostra dal vivo come la Bibbia non sia neutrale, ma possa diventare occasione di liberazione per le tante condizioni di oppressione che ancora sussistono.

Suor Michèle Jeunet si sofferma sulla comprensione della figura di Adamo: da intendersi come persona di sesso maschile o, piuttosto, come prototipo dell’umanità nella sua totalità? La cattiva interpretazione di Gen. 1-3 è stata fonte di discriminazione nei confronti della donna; una diversa ermeneutica consente una chiave di lettura liberante.

Infine, Trudy Vitolo presenta una vivace panoramica dell’ultimo congresso internazionale dell’European Society of Women for Theological Research (ESWTR), tenutosi a Vico Equense nell’agosto 2007. Fondata in Svizzera nel 1986, l’Associazione vede oggi la partecipazione di oltre 600 teologhe provenienti da tutti paesi europei; luogo di confronto e di dibattito estremamente vivo e interessante nel panorama degli studi teologici europei, essa mette a fuoco le tante problematiche inerenti la riflessione delle donne all’interno delle differenziate esperienze di fede e di Chiese.

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Fondazione Pasquale Valerio per la Storia delle Donne - Vico Luperano, 7 - 80135 - Napoli - NA - Italia
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