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Convegno "Oltre le mura del silenzio"

Modena 1 ottobre 2010

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Oltre le mura del silenzio. I Monasteri Napoletani

Adriana Valerio

La Fondazione Valerio per la storia delle donne vuole riconsegnare alla storia la presenza viva e significativa delle donne; lungo la storia, infatti, le donne sono state troppo spesso rese invisibili da “sguardi di parte” che, nel consegnare ai posteri le tracce della presenza umana, hanno messo in atto una memoria selezionatrice trascurando sia gli aspetti molteplici del vissuto femminile, sia l’intreccio dei livelli e delle circolarità che caratterizzano le complesse relazioni umane nelle quali le esperienze dei due generi si delineano nel dispiegarsi della vita sociale e culturale.

Per sottrarre all’oblio la secolare esperienza femminile la Fondazione Valerio ha elaborato il progetto internazionale “Le donne e i Luoghi della Memoria” al fine di dare “visibilità” agli istituti religiosi (monasteri, conventi, educandati, conservatori, ospizi) che hanno accolto le donne e che le stesse donne hanno resi vivi, animandoli di colorate esperienze umane. La ricerca ha visto coinvolte le città di Salamanca, di L’Avana e di Napoli.

Relativamente a Napoli, sono stati pubblicati due volumi: I Luoghi della Memoria, I, Istituti Religiosi Femminili a Napoli dal IV al XVI secolo, Napoli 2006 ed I Luoghi della Memoria, II, Istituti Religiosi Femminili a Napoli dal 1600 al 1861, Napoli 2007.

Per tutta l’età moderna gli istituti religiosi sono stati a Napoli luoghi privilegiati che hanno consentito alle donne di gestire un proprio spazio a dispetto della loro monacazione, scelta o forzata che fosse. E tale storia non riguarda solo la dimensione del sacro (preghiere, liturgie, devozioni, letture), ma anche la vita sociale, economica e culturale. La condizione di vita in queste istituzioni femminili emerge, infatti, attraverso i rapporti economici (uso del denaro, investimenti, doti), il dispiegarsi della vita quotidiana (regolamentazione delle giornate, lavoro, alimentazione, gestione dei ruoli interni di convivenza tra donne), le relazioni sociali e politiche che si manifestano nel difficile equilibrio dei ruoli pubblici (rapporti conflittuali con la società civile ed il potere ecclesiastico, legami complessi con le famiglie di appartenenza).

Gli istituti religiosi sono dunque stati per le donne il luogo del vivere dove esse hanno potuto esprimere capacità e potenzialità: a. luogo di identità – per le possibilità che le donne hanno avuto nel riconoscere se stesse e i propri ruoli; b. luogo di relazioni – per la necessità che hanno avuto nell’imparare a tessere rapporti interni con le altre donne, ma anche con le famiglie d’origine e con i poteri politici e religiosi della città; c. luogo di libertà – per le occasioni che alcune hanno avuto di esercizio autorevole nella gestione della vita comunitaria; d. luogo di cultura – per la capacità di far circolare cultura attraverso la committenza artistica, l’esecuzione di opere teatrali, la pratica della musica e delle cosiddette arti minori; e. luogo di spiritualità - per l’intelligenza della fede che ha consentito loro di esprimere il senso della vita nella dimensione trascendente.

Non si può tacere il fatto che gli istituti religiosi siano stati anche i luoghi del dolore e della disperazione, sia per le donne costrette da rigide leggi familiari a subire una vita non scelta, sia per quelle che, pur vivendo consapevolmente una dimensione religiosa, sono andate incontro ad incomprensioni, diventando oggetto di gelosie, soprusi e discriminazioni. Tuttavia, l’esperienza religiosa delle donne indica anche presenza significativa, parole di vita, gesti di libertà, scelte etiche, domande di fede. Le donne hanno espresso la capacità di tramutare la propria vita da “predefinita” a “scelta”, di vederla vivificata nella dimensione di una fede che affranca, in quella pluralità di mediazioni tra le norme e le dottrine, da una parte, e modalità di accettazione e di ricezione dall’altra.

Lo studio dei siti religiosi ha offerto ulteriori riflessioni sul concetto di spazio. Se lo spazio, infatti, non è dimensione neutra e indifferente, bensì sistema coerente con le dinamiche socio-culturali che lo strutturano, a maggior ragione ciò si può dire per lo spazio sacro che, soprattutto nell’età della Controriforma, ne riflette anche una dimensione sessuata. Possiamo così rinvenire una struttura esterna – che risponde a dinamiche di potere maschile e delle famiglie nobiliari - e una organizzazione interna che, da una parte, riflette la concezione del corpo femminile - da custodire salvaguardare, isolare -, e, dall’altra, rispecchia la capacità femminile di ricreare anche simbolicamente lo spazio da vivere. Ecco, allora, i magnifici chiostri napoletani, le splendide chiese barocche, le pregevoli opere d’arte che arricchiscono i monasteri femminili.

Nella loro molteplicità, gli obiettivi della ricerca sono stati orientati ad attuare un’opera di conservazione, valorizzazione e divulgazione del patrimonio culturale e religioso napoletano attraverso tre fasi così articolate: individuazione dei luoghi religiosi fondati o vissuti dalle donne; reperimento delle fonti archivistiche e documentarie; valorizzazione delle protagoniste femminili particolarmente significative.

Il Progetto ha messo in campo competenze di natura filologica (riscoperta di reperti rari e inediti), bibliografica (catalogazione e valorizzazione dei patrimoni documentari e librari), cartografica (ricerca e utilizzazione di piante antiche della città), storica (ampliamento delle fonti legate allo sviluppo culturale, religioso e artistico della città), architettonica (valorizzazione del monumento come bene culturale della città), socio-etnologica (rinforzo dell'identità femminile attraverso un lavoro di ricostruzione del passato), informatica (digitalizzazione dei materiali e delle foto).

Attraverso la metodologia qui illustrata, questo Progetto vuole proporsi come apripista per operazioni analoghe in altre città, offrendo un prototipo che possa essere applicato ad ogni realtà che desideri far venire alla luce patrimoni di memoria ancora nascosti, attraverso i quali ridisegnare la storia delle donne e di quelle città che quelle donne hanno vivificato, allargando, così, a macchia d'olio prospettive e campi d'indagine.

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Fondazione Pasquale Valerio per la Storia delle Donne - Vico Luperano, 7 - 80135 - Napoli - NA - Italia
Tel: 081.5645451 - Fax: 081.4430930 - Email: info@fondazionevalerio.org