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Ruth, la straniera: una riflessione sulla condizione dell'essere stranieri

Napoli, Fondazione Valerio, 24 aprile 2009

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RUTH, LA STRANIERA

Una riflessione sulla condizione dell’essere stranieri alla luce della lettura dei testi biblici

Napoli 24 aprile 2009

(Sintesi del’incontro)

Daniele Garrone, preside della Facoltà Valdese di Roma, docente di Antico Testamento, ha presentato la categoria di straniero nella Bibbia tanto nei suoi aspetti positivi che negativi:

1. categoria positiva: a. Israele ha vissuto la condizione di straniero; b. sono accettati i matrimoni misti. 2. Categoria negativa: a. straniero come diverso, altro, non assimilato; b. straniero come pericolo da cui guardarsi; c. gli stranieri non possono far parte del popolo di Israele.

Queste due tendenze contrapposte, di assimilazione e di rifiuto, non sono espresse in epoche diverse: esse sono coeve ed esprimono una dialettica che attraversa l’ebraismo post-esilico, momento storico di formazione della Bibbia ebraica.

Irmtraud Fischer, vicerettore dell’Università di Graz, docente di Antico Testamento, presenta il libro di Ruth come “libro politico” situandolo nel tempo storico nel quale è stato scritto: l’epoca successiva all’esilio babilonese (V sec. a. C.). Il libro, un gioiello narrativo nella letteratura ebraica, rispecchia la discussione in atto intorno all’identità di Israele: come conservare la nostra identità dopo la deportazione? Cosa facciamo delle donne straniere? Sono da considerarsi “puri” coloro che furono deportati o quelli rimasti nel territorio di Israele? Il libro di Ruth, contro le tendenze espresse dai libri di Esdra e Neemia, che rifiutavano i matrimoni misti per preservare la purezza del popolo, presenta la straniera Ruth come figura esemplare: la straniera che nutre Israele (rappresentato da Noemi) e che, attraverso la legge del riscatto e del levirato, difende il diritto dei poveri, l’antenata di Davide, il re messianico.

Irene Kajon, docente di filosofia ebraica alla Sapienza di Roma, sottolinea la presenza del libro di Ruth nella liturgia ebraica: esso viene letto durante la festa “shavuot”, o festa della Legge.

Ruth, infatti, applica tre leggi israelitiche pensate per proteggere i poveri:

a. va a spigolare il grano caduto (i proprietari dei campi devono consentire ai poveri di raccogliere il grano caduto); b. fa applicare a Boaz la legge del riscatto : il parente ricco deve riscattare la proprietà del parente povero caduto in miseria; c. chiede a Boaz l’applicazione della legge del levirato: la vedova non doveva rimanere emarginata, ma essere reinserita nel contesto sociale sposando il fratello o il parente prossimo del marito morto.

Queste regole, miranti a proteggere le persone deboli, assumono, al contempo, una valenza religiosa e sociale. La problematica religiosa va posta in secondo piano rispetto alle relazioni sociali (Nel libro di Ruth nemmeno Dio viene nominato: egli è sullo sfondo). Il problema religioso è essenzialmente un problema etico.

L’altro elemento presente nel libro è l’unione tra eros ed ethos, tra soggetto che esprime i propri sentimenti e l’istituzione che regola il legame tra due persone (in questo caso Ruth e Boaz).

Infine, è presente nel libro il tema della sofferenza e della redenzione: Ruth e Noemi sono donne che si riscattano e riescono a inserirsi, partendo da una condizione di sofferenza e di fragilità (vedove e povere), in un circuito di vita, dando alla luce un bambino dal quale nasceranno Davide e il Messia. Questa redenzione non è vista alla fine dei tempi, ma anticipata nel presente, nel momento che si ricostruisce una famiglia che è rappresentazione di continuità.

Antonio Autiero, presidente della Fondazione Kessler e docente di teologia morale a Münster, si è soffermato sulle sfumature morali che si possono cogliere dalla lettura del libro di Ruth. La Bibbia è un testo che offre un orizzonte di senso per riflettere sulla propria esistenza.

Il libro di Ruth invita a riflettere sui temi della solidarietà, vulnerabilità e compassione, il tutto per un’etica della vita in comune. Ruth può essere letta come presa di consapevolezza dello stato ferito e vulnerabile dell’esistenza. Questa è una matrice per comprendersi oggi come soggetti etici. Occorre prendere consapevolezza del nostro stato di vulnerabilità e, partendo da questo, ripensare alla nostra e all’altrui identità.

La solidarietà, che le figure femminili del libro di Ruth esprimono, ci dice che essa può diventare non solo stile di vita personale, ma anche progetto di prassi politica. Non è in gioco il nostro essere “più buoni” quanto, piuttosto, la possibilità di ripensare le nostre prassi di vita collettive (le strutture). Occorre politicizzare la prassi della compassione e della solidarietà e dunque riscrivere alcune regole della vita comune.

La costruzione della solidarietà deve recuperare l’immanente, il secolare, la “mondanità” nella compagnia di un cammino da fare insieme. Questo viaggio da intraprendere (come quello intrapreso da Ruth e da Noemi) è indice di movimento, di condizione laica che ci fa muovere con autonomia e libertà, di dinamicità che supera le identità statiche di appartenenza (di razza, di religione).

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Fondazione Pasquale Valerio per la Storia delle Donne - Vico Luperano, 7 - 80135 - Napoli - NA - Italia
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